REZUM un innovativo trattamento mini-invasivo

Da un paio di mesi è disponibile anche in Italia un innovativo trattamento mini-invasivo per l’ipertrofia prostatica benigna, conosciuto come “sistema Rezum”, eseguibile in regime di Day-Hospital con una semplice sedazione o anestesia locale.

I primi interventi in Italia sono stati eseguiti presso l’Urologia dell’Ospedale Universitario Careggi di Firenze diretta dal professor Marco Carini e successivamente negli ospedali di Desio, Pordenone, Alba, Modena, alle Molinette di Torino e al Policlinico di Bari.
Così Giampaolo Siena, originario di San Giovanni Rotondo e dirigente medico presso il policlinico di Careggi a Firenze, autore delle procedure e uno dei primi chirurghi in Italia abilitati all’esecuzione della nuova tecnica: «Questo trattamento innovativo dell’ipertrofia prostatica benigna è stato sviluppato negli Stati Uniti inizialmente per curare piccole lesioni tumorali circoscritte all’interno della prostata, successivamente il metodo innovativo si è diffuso nel 2015 in America e nel 2018 nel Nord Europa come trattamento alternativo all’intervento chirurgico di asportazione della prostata ingrossata».

E spiega: «Il vapore viene nebulizzato nel tessuto prostatico con un ago sottilissimo attraverso una sonda all’interno dell’uretra. Qualche settimana dopo l’applicazione il volume della ghiandola inizia a ridursi con il miglioramento dei sintomi dell’ipertrofia come la difficoltà a urinare. I risultati definitivi si ottengono a distanza di 2-3 mesi dal trattamento che consente la completa sospensione dei farmaci».
L’ ingrossamento della prostata è uno dei problemi più diffusi fra gli omini ed è la quarta patologia in assoluto più diffusa andando a colpire il 50% degli uomini dopo i 50 anni, e il 90% di quelli con più di 80 anni. La prima conseguenza dell’ingrossamento della prostata è la compressione della vescica, che impedisce il regolare gettito dell’urina, per cui si avverte l’urgenza di andare in bagno di giorno e di notte. Inoltre, il ristagno dell’urina può causare infezioni e calcoli alla vescica e nei casi estremi l’impossibilità di urinare, con inevitabile ricorso al catetere. Potenzialmente milioni di persone in Italia sono interessati a questa innovativa metodica che riducendo al massimo l’invasività dell’intervento e gli effetti collaterali è in grado di ridurre la prostata ingrossata.

«L’intervento in sé è semplice, non invasivo – riprende Siena – dura al massimo dieci minuti per un totale di 4-9 infiltrazioni della durata di nove secondi ciascuno, effettuati dopo una leggera sedazione per garantirsi l’immobilità del paziente, ma tecnicamente può anche essere fatto in anestesia locale. Il paziente viene dimesso poche ore dopo con un catetere che dovrà tenere qualche giorno, fino ad arrivare a qualche settimana nei casi in cui la prostata era molto ingrossata».

Fino a oggi il problema si affrontava con diverse terapie: con rimedi fitoterapici oppure con farmaci che vanno assunti tutta la vita e che hanno come effetto collaterale la diminuzione della libido e la difficoltà a eiaculare. La procedura chirurgica per i casi più gravi prevede un intervento endoscopico disostruttivo in anestesia generale, con tutti i disagi della chirurgia e con effetti sulla sfera sessuale.
«Il trattamento con il vapore acqueo invece – assicura l’urologo Siena – non ha impatto sulla sessualità e conserva l’eiaculazione nella quasi totalità delle volte».

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